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lunedì 25 marzo 2019

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GUIDA TURISTICA

Museo dell'emigrante



Associazione Privata che raccoglie le testimonianze dell'emigrazione Roasiana nel Mondo

Museo dell'emigrante


Responsabile: Sig.re Velia Micheletti – Francesca Peretti

Indirizzo: Via Vittorio Veneto, 75/A S. Eusebio di Roasio

Telefono: 0163/87024

Email: museoemigranteroasio@gmail.com

Il Museo dell’Emigrante, completato negli allestimenti e spazi museali di esposizione, raccoglie le memorie dei Roasiani che dalla fine del 1700 hanno lasciato le loro case per affrontare le difficili strade del mondo. Sono state qui raccolte: schede personali, fotografie, documenti e lettere che sono

La testimonianza del loro difficile cammino, della loro intraprendenza ed operosità.

Indicazioni:
“Il paese con la valigia”
Tratto da: di Silvia Bia

Una storia di emigrazione che si perde nei racconti dei nonni e dei bisnonni, per un paese che oggi conta 2500 anime, di cui 600 lavorano all’estero: era così nel 1826 e così continua ad essere. Mentre in Piemonte si gettavano le basi per il Regno d’Italia, a Roasio, in un territorio dove la gente non aveva mai goduto di grande ricchezza soprattutto per le condizioni poco favorevoli del territorio, tutti cominciavano già ad avere il mal d’Africa quando l’Africa era solo un continente misterioso, lontano dalla fama delle guerre di Etiopia e Somalia, dai colonialismi del duce e dai desideri di conquista sul mappamondo spartito a tavolino dai potenti. Era solo un “altrove” dove lavorare, fare soldi, per poi tornare con la schiena spaccata e la pelle imbrunita dal sole, farsi una bella villa sulle alture che danno sulla statale tra Biella e Gattinara e lì passare, se fortunati, gli ultimi anni della propria vita. Era qui che le mogli e i figli stavano ad aspettare, a tenersi stretti i ricordi mentre gli uomini partivano, a volte senza fare ritorno….Mentre le ciminiere delle industrie del tessile sputavano fumo, si ingrandivano i casati aristocratici piemontesi e i nuovi borghesi si arricchivano, gli “africani” di Roasio costruivano una storia unica per l’Italia, anche se simile a quella di tanti migranti che fra Otto e Novecento partivano con una valigia di cartone per andare oltreoceano o per cercare una nuova vita al di là delle Alpi. C’erano gli zii d’America e i cugini d’Oltralpe. E poi c’erano gli “africani” di Roasio….Oggi la storia di questo piccolo paese e dei suoi pionieri d’Africa è racchiusa in un museo che è diventato memoria di tutti coloro che nel corso dei secoli dalle alture di Roasio sono partiti per trovare la propria strada oltre i confini dell’Italia.
Il Museo dell’emigrante di Sant’Eusebio di Roasio ha aperto i battenti il 22 aprile 2001. L’idea è nata da Velia Micheletti, oggi presidente dell’istituzione, e da un gruppo di figli di emigranti. Una decina di anni fa, di ritorno da un viaggio in Australia, queste persone, con tanto da raccontare non solo sulla propria vita, per oltre metà trascorsa tra Nigeria, Sudafrica e Congo, ma anche su quella dei propri genitori, hanno deciso di documentare la storia delle origini della loro gente e di Roasio, definito da loro stessi “il paese con la valigia”.
A ricostruire le prime migrazioni ci sono i documenti, i primi passaporti, le fotografie dell’epoca. Dalla corsa all’oro alle grandi opere dei giorni nostri, dagli accampamenti in mezzo alla vegetazione selvaggia alle tenute padronali di inizio Novecento. Il nuovo porto di Takoradi nella Costa d’Oro, il ponte sullo Zambesi, la “Independence House” a Lagos. Tutte tracce dei roasiani in Africa. Tutti i cittadini hanno partecipato al progetto donando oggetti, vecchie valigie, immagini e scritti che testimoniavano la propria storia personale di migranti e nel contempo quella dell’intero paese…. …D’Alberto, è considerato il primo pioniere della corsa all’Africa roasiana. Fu lui ad aprire la strada all’emigrazione nel Continente Nero, seguendo l’esempio di inglesi e boeri, lavorando alla costruzione di ferrovie e strade, e diventando così importante da essere chiamato tra i suoi concittadini il “Re della Costa d’Oro”. La storia di D’Alberto, partito a bordo di una nave con una valigia di cartone, è quella dei roasiani, immortalata tra i cimeli del museo che vigila sulla valle tra Biella e Vercelli. Persone umili che lasciavano alle spalle casa e famiglia per andare tra i pericoli e l’ignoto di un nuovo continente lontano mille miglia, in mezzo a un popolo allora sconosciuto. Che scrivevano alle mogli chiedendosi quanto sarebbero stati più grandi i loro figli, quando li avrebbero reincontrati. Che di giorno faticavano ore sotto il sole per costruire infrastrutture e opere civili in posti in cui la civiltà era ancora lontana, e che di sera, tornando alle capanne in cui dormivano, indossavano la camicia bianca e i pantaloni buoni per sentirsi ancora a casa, nonostante la polvere e il sudore. Per immaginare di essere ancora insieme alle loro famiglie, a Roasio, in quel pezzo di Piemonte povero ma tanto amato che avevano lasciato mesi o anni prima e che chissà quando avrebbero potuto rivedere. Che si facevano foto ricordo insieme ai neri d’Africa mentre insieme spostavano pietre e abbattevano palme nelle foreste equatoriali

Collegamenti al Servizio:
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Documenti allegati:
Pubblicazioni inerenti al Museo dell'Emigrante presso il MUSEO Pubblicazioni inerenti al Museo dell'Emigrante presso il MUSEO (55,45 KB)





 
15 fotografie presenti nell'album fotografico
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